venerdì 20 gennaio 2012

MARTIN EDEN. LONDON.

"Martin Eden", romanzo del 1909, scritto da Jack London, racconta la vita avventurosa di un giovane ragazzo, chiamato come l'omonimo scritto, che, dopo aver trascorso i primi vent'anni della sua esistenza tra avventure di ogni genere, per amore di Ruth, una giovane ragazza di cui si innamora dal primo istante, decide di cambiare il corso della propria vita.
Martin, dopo aver conosciuto Ruth, appartenente ad un ceto sociale superiore rispetto al suo, si rende conto delle numerose mancanze che il suo grado di cultura possiede. Confrontandosi con linguaggio, maniere e conoscenze della giovane, realizza che il gap che li separa dipende, oltre che dalla famiglia di appartenenza, dalla sua volontà di progredire leggendo e studiando.
La determinazione sia nell' aumentare il suo livello culturale che nel conquistare il rispetto e l'amore di Ruth lo porteranno ad appassionarsi  e a convogliare tutte le energie nello studio.

Lettura consigliata. Sono a pagina 122 dell'edizione del 1997 di Rizzoli Editore.

A pagina 96 Martin e Ruth stanno parlando di un certo signor Butler che lavora per il padre della ragazza. La giovane, durante questa conversazione, elogia i sacrifici di quest'uomo che fin da bambino, racconta, è cresciuto sacrificando il suo presente in vista di un futuro più facoltoso e ricco, per riscattarsi dalla posizione disagiata, di estrema povertà, in cui era nato.
Martin, al contrario, si oppone e sostiene la tesi contraria. Il presente vale di più del futuro e il sacrificio va bene se canalizzato nella giusta direzione che, a suo avviso, potrebbe essere l'amore per una donna e non l'accumulo di denaro in eccesso quando oramai l'impostazione della persona è quella caratterizzata dall'avaro risparmio che lo ha accompagnato fino all'ambito risultato e da una scarsa capacità di comprendere il vero divertimento e la vera serenità.
 Martin Eden insegna, dunque, a godersi la vita giorno per giorno. E' inutile vivere e sacrificarsi nell'attesa!
Quanto ha ragione!
La giovinezza sprecata nell'attesa di un'età adulta più comoda non ha senso. Il tempo di godere è ormai passato e non si è più capaci di imparare a farlo dopo!

"Tre dollari la settimana e quattro dollari la settimana e un ragazzino che si cucina da sè con un fornelletto a petrolio e mette via soldi e lavora tutto il giorno e studia tutta la notte...lavorare e basta e mai giocare, mai godersela un pò...e mai imparare come si fa a godersela...si capisce che quei trentamila dollari sono arrivati un pò tardi."  (Martin Eden, pag 98).

Questa è l'opinione del protagonista di questo romanzo.
La questione in ballo è: è giusto sacrificare il presente in vista del futuro?
E' giusto concentrare tutte le proprie energie nell'intento di arrivare ad uno specifico risultato?
E se poi non ci arrivassimo?
E' meglio godere della serenità di un presente meno ambizioso o è meglio arrabattarsi nel raggiungimento di un livello superiore (carriera, soldi...)?
E quando saremo giunti all'ambito gradino, saremo ancora in grado di apprezzarlo o tutte le rinunce e i sacrifici l'avranno reso meno interessante ed appetitoso? Ne sarà valsa davvero la pena?
Cosa abbiamo perso durante il cammino?
Forse la capacità di godere dell'istante, ovvero l'unica cosa che possediamo: l'esatto momento in cui siamo, l'esatto respiro che stiamo emettendo.
Aveva forse ragione Bukoski con il suo pessimismo devastante e senza rimedio?
Se io oggi desidero andare in Islanda e rimando la mia partenza per un motivo, successivamente la rimando per un altro e poi ancora per cautela, perchè, forse, potrei non avere abbastanza denaro al mio ritorno, sto rinunciando a quel viaggio. Mettiamo che io riesca ad andarci tra dieci anni....sarà la stessa cosa?
Vivrò quel sogno in ugual maniera e con uguale intensità?
ovviamente no.
Ogni esperienza ha il suo tempo, è banale ma è la verità.
Un'esperienza va fatta nel momento in cui la si desidera.
Rimandare significa MASCHERARE una rinuncia.
Vestire i panni del futuro non è possibile nel presente.
Allo stesso modo è sbagliato indossare i panni del passato.
Quello che va vissuto è solo il presente.
E' quindi necessario superare il disfattismo di Bukoski..ma anche il finto ottimismo che ci porta a pensare che ogni rinuncia o sacrificio di oggi verrà ripagato in un secondo momento con maggiore potenza e soddisfazione.
Non è certo che ciò avverrà.
La goccia a cui rinuncio oggi non sarà compensata dal mare che avrò domani.

Nessuno dei nostri sacrifici ci deve togliere il presente.....

Le fotografie che non scatto oggi..le poesie che non scrivo oggi..non torneranno tra mesi o anni....
Gli affetti che ho oggi vanno valorizzati oggi.....una persona importante mi ha detto: " le persone le devi far stare bene quando sono in vita!"
Adesso! Ora!

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